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Il signor Armani è stato uno degli stilisti che più mi ha ispirato, insegnato e accompagnato in questi anni. Un vero gentleman, un uomo pieno di grazia. E poi, era proprio bello. Sono arrivata a Milano a trent’anni, e ho capito molto in fretta che lui era l’anima della città. A partire da quell’eleganza senza sforzo, senza mai prendersi troppo sul serio, tipica dello stile italiano che il mondo guarda con meraviglia. La prima volta che gli ho stretto la mano è stata a una partita di basket, Olimpia-Virtus, ma la vera occasione in cui ho trovato il coraggio di presentarmi come si deve è stata dopo una sfilata. Alla partita ero un po’ in imbarazzo visto che tifavo per la squadra avversaria. Era impossibile resistere al fascino dei suoi…
«Èmolto costoso essere me stessa! Sono terribili le cose che devo fare per essere me stessa!». Con queste parole Anna Nicole Smith tentò di giustificare in tribunale il motivo per cui avrebbe dovuto ereditare la fortuna del marito miliardario, sposato quando lei aveva 26 anni e lui 89. Da quando ha letto questa dichiarazione nei verbali processuali, l’autrice Philippa Snow non ha mai smesso di pensarci e l’ha scelta come titolo del suo libro, It’s Terrible the Things I Have to Do to Be Me (Virago), uscito quest’estate: un’indagine su celebrità e femminilità, due questioni che affondano le radici nello stesso male sociale. Dietro a quella frase si cela il tentativo disperato di ogni star: rimanere identica a se stessa, fissata nell’immagine da cartonato che la società ha confezionato per…
Durante la première di Genitori in trappola, film del 1998 in cui una dodicenne Lindsay Lohan interpreta due gemelle, il Ceo di Disney si avvicinò all’attrice per chiederle dove fosse sua sorella. «Ho fatto tutto io», rispose lei. «Ringraziami perché avresti dovuto pagarmi il doppio». Proprio così: mentre i bambini di quell’età si infilano ancora le dita nel naso in pubblico, Lindsay replicava a uno degli uomini più potenti del mondo chiedendo un raddoppio del cachet. «Sei proprio la figlia di Dina Lohan!», disse il presentatore Andy Cohen quando lei gli raccontò l’aneddoto. Già. Perché prima di Kris Jenner, diventata la mamma manager più conosciuta – e temuta – del pianeta, le genitrici che ricordiamo per aver raggiunto una certa popolarità mediatica in quanto manager dei figli sono state probabilmente…
Forse succede come nei porno: ci inciampi di notte. “Fai con me quello che la luna fa con la marea, che il dormiveglia fa con un’idea”. Lo canta Giorgio Poi in Schegge, il disco arrivato nell’estate che abbiamo appena attraversato, in cui il cantautore e produttore novarese ha provato a spiegare ciò che è indefinito e chiaro insieme. È successo anche nell’ultimo album dei Baustelle, El Galactico: “Spogliami di tutte le certezze e gli anestetici”, recita la seconda traccia. «Questo è un progetto erotico perché lo immagini», aveva detto il frontman Francesco Bianconi in occasione della release. «L’eros è pittorico. In un periodo storico in cui puoi vedere tutto, forse la cosa migliore è permettere a ciascuno di crearsi un immaginario che sia loro e di nessun altro». In un…
Si chiama “Get ready with me” il tipo di video reso popolare da YouTube e TikTok in cui chiedi a sconosciuti di guardarti mentre ti prepari. Appoggi il telefono allo specchio e ti filmi mentre ti trucchi o provi sandali e stivali. «Quali mi stanno meglio?», si chiede a un pubblico immaginario che diventa per un momento il simulacro della migliore amica. È grazie a questi video se abbiamo iniziato a riflettere consapevolmente sul tempo trascorso davanti allo specchio prima di uscire: momenti in cui meditiamo su ciò che vorremmo cambiare del nostro corpo e del nostro guardaroba (il classico “non ho mai niente da mettermi”). Da qui parte l’autrice Sara Marzullo – già conosciuta per Sad Girl, compendio sul fascino delle ragazze tristi – nel suo nuovo libro Prepararsi.…
C’era una volta una figlia. Nata dall’oscillazione dei venti del Sud, e quindi dalla spinta delle acque calde del Pacifico verso quelle più fredde, sapeva provocare gli uragani. Eppure, nonostante la forza e la violenza con cui generava i cambiamenti, la chiamavano in spagnolo con la delicatezza con cui si nomina una bimba: La Niña. È emblematico che proprio Figlia d’ ‘a tempesta sia il titolo della canzone di Furèsta, l’ultimo disco di Carola Moccia in arte La Niña, che ha assunto il valore di un inno anche fuori dai confini nazionali, dalla Turchia all’Egitto fino al Messico e al Canada, passando per l’Italia attraverso Napoli, la sua città d’origine di cui da oltre sei anni esalta anima e lingua. Proprio grazie all’album da questo mese si esibisce in tutta…