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Quella che si apre davanti a noi è una stagione di nuovi inizi, ma questa volta diversi dal solito. Più intimi, meno mediati, eppure non per questo meno radicali. Cambiamenti che non hanno bisogno di gridare per esistere: sono lì, anche quando non si vedono. È un tempo nuovo che richiede uno sguardo più attento e presente, capace di cogliere le sfumature e la forza delle idee destinate a cambiare il paesaggio. Un coinvolgimento emotivo e sensoriale, lontano dalla velocità supersonica della tecnologia. Questo ritorno all’umano farà rifiorire la voglia viscerale di indossare i vestiti, vederli muoversi per le strade, stropicciarsi nelle valigie, magari rompersi. Essere veri, meno da copertina e più per la vita. È ciò che ci aspettiamo dai tanti debutti in passerella: più di dieci, una vera…
«Che vi sia caos è una trita banalità; che vi sia ordine, questo devi salutare come un miracolo». Stiamo non solo dimenticando ma contraddicendo e schernendo questo nobile e illuminante monito di Schönberg con l’adozione di un linguaggio in apparenza radicale e profetico, in verità aggressivo e regressivo. Un tempo lo si faceva per stupire, per “épater les bourgeois”; ora lo si fa per apparire nuovi e seducenti, anticonformisti e dirompenti; per mascherare la realtà e imporre le proprie ragioni. Un esempio di questa manipolazione viene dal fenomeno di Oltremanica e Oltreoceano della Cancel Culture, che sopprime le lingue e gli autori della classicità, a partire da Omero, e più in generale i pensatori dal colore della pelle bianca, quali Platone, Cartesio, Kant, giudicati simboli di una cultura colonialista, schiavista…
Che ci sia una correlazione tra Pretty Woman con Julia Roberts e Rapsodia satanica con Lyda Borelli, del 1917, non è evidente. Il primo è un film diventato mainstream, cult delle commedie romantiche nel mondo; il secondo un’opera di genio dimenticata, maledetta, ispirata al Faust di Goethe. Se entrambi trattano di un percorso un po’ mitologico, incentrato sulle insidie dell’amore, è in realtà la moda ad accomunarli: in particolare, il modo in cui l’hanno cambiata e influenzata attraverso il tempo, che fosse circoscritto all’arco di un decennio o di un secolo. Che si trattasse di un abito di seta fluttuante o di una parrucca bionda con caschetto. Di questo e tantissimo altro racconta Cinemoda Club, la rassegna cinematografica di Vogue Italia e Kering che intende mostrare lo stile del e…
Milano. Cena con amiche ai primi di settembre con annesso resoconto delle vacanze. Una di loro, sposata, racconta il viaggio che, a causa di un impedimento familiare, ha dovuto fare da sola. Da lì, sebbene l’attinenza possa sembrare improbabile, è nata l’idea di scrivere un libro sulle donne senza vincoli – ovvero senza partner né figli. Perché l’amica descriveva come straordinario e degno di grandissima nota qualcosa che per chi non è in coppia è la normalità. Ovvero fare le cose da sole. Cavarsela da un punto di vista pratico ed emotivo – e sapersela pure godere. Mi hanno attraversato la mente gli stereotipi più diffusi sulle donne singole: che siano tristi, sole, alla disperata ricerca di un uomo. Ho realizzato che nessuno racconta l’altro lato: luminoso, vivace, libero. Così…
In The Substance, film diretto da Coralie Fargeat e vincitore del premio per la miglior sceneggiatura al Festival del Cinema di Cannes 2024, la protagonista – interpretata da Demi Moore e Margaret Qualley – si confronta quotidianamente con l’immagine di se stessa su un billboard gigante, affisso proprio di fronte alla finestra del suo lussuoso appartamento. Una visione ossessiva e intimidente, che non lascia scampo al timore di non essere accettata. Quello che può sembrare solo un escamotage narrativo è in realtà molto più vicino di quanto pensiamo alla nostra vita di tutti i giorni. Certo, noi non siamo Demi Moore e il nostro volto non campeggia su una gigantografia per strada, ma di corpi femminili raffigurati nello spazio pubblico ne vediamo a valanghe, quasi sempre oggettificati. Nonostante i progressi…
Il 24 settembre Milano si prepara a una serata che è molto più di un premio: è una dichiarazione di appartenenza, un’alleanza potente tra chi immagina un’Italia capace di raccontarsi in tutte le sue sfumature. Tornano i BCA, ovvero i Black Carpet Awards, e lo fanno con un’energia nuova, guidati da una madrina d’eccezione: Naomi Campbell, attivista oltre che modella, che da sempre lotta per la rappresentazione black nel mondo della moda. La terza edizione dell’evento, come le precedenti, punta dritta al cuore della questione: far emergere talenti che esistono, brillano, ma non sono mai stati pienamente riconosciuti. Tra i vincitori delle edizioni precedenti, per esempio, ci sono anche il cantante R&B David Blank e le Sorelle Toledo, stylist e art director: la loro carriera dopo il premio è la…