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Lo stile di Lina? «Totalmente dipendente dall’umore». Tutto ruota intorno a ciò che la fa stare bene nel momento. Giovanni, quel giorno, emanava lusso e sicurezza in se stesso. Sihana, sul set, si è sentita «cool, sexy, chic». Connie era raggiante: «Niente di meglio che trascorrere una mattina piovosa di ottobre creando arte e bellezza, circondata da persone incredibili». Betsy era perfettamente a suo agio: potente, femminile, autentica, dichiara il suo totale amore per i completi, più forti di qualsiasi altro look. Tess, attraverso gli abiti, ha canalizzato la sua allure «vampirica, estremamente glamour». Cortisa è arrivata senza aspettative e se n’è andata con ricordi bellissimi. Amber, quasi fosse dentro a un sogno, racconta di essersi vista «come un riflesso nella nebbia». Bella si è sentita una spia. Celina, una…
Ormai è un appuntamento fisso, quasi un rituale beneaugurante. L’agenda di Vogue Italia non è solo un accessorio molto atteso per iniziare l’anno nuovo con ordine e stile, ma è anche l’occasione per scoprire nuovi artisti emergenti. È il caso di Oliver White, che firma le due illustrazioni che ci accompagneranno durante i dodici mesi del 2026. Classe 2000, questo giovanissimo artista inglese si è specializzato nel dipingere oggetti semplici e quotidiani, che lui tuttavia rivisita con una lente glamour e seducente. «Non mi è mai interessato il realismo fine a se stesso, per me interviene sempre quella che chiamo ricreazione immaginifica», ci racconta da Londra. «Anche il paio di scarpe che ho dipinto per una delle agende non rappresenta solo delle calzature, ma può avere un aspetto più antropomorfo,…
Nessuna posa da diva. Niente gioielli, make-up o abiti appariscenti. Eppure Sara Jakubiak, 47 anni, soprano drammatico dalla chioma infuocata che il 7 dicembre debutterà alla Scala nel titolo Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šostakovič, è fra le pochissime americane ad aver inaugurato come protagonista la stagione di questo teatro. Nei panni di Katerina Ismailova farà anche il suo personale debutto sul palco meneghino e, quando la incontro all’ex Ansaldo, non nasconde l’emozione. Ma anche una sorta di grata consapevolezza. «È un traguardo che arriva dopo una vita passata a cercare di dimostrare a se stessi il proprio valore», confida con un sorriso aperto e puro, gli occhi che brillano. «La Prima della Scala è come il gioiello della corona!». Per ora, tra una prova e l’altra,…
Ricordo dove mi trovavo, cosa stavo mangiando e cosa leggevo la prima volta in cui ho ascoltato il Notturno in Do minore Op. 48 n. 1 di Chopin. Erano i primi anni 90. Simply Red, Kylie Minogue e P.M. Dawn dominavano le onde radio, ma qualcosa in quello straordinario brano musicale si era fatto strada nella mia corteccia prefrontale e aveva dato inizio a una duratura storia d’amore con la colonna sonora di un’epoca scomparsa. A parte una manciata di amici e alcuni membri della mia famiglia, Fryderyk Chopin è l’essere umano per la cui esistenza provo la maggiore gratitudine. Imparare la sua musica, tentare di decifrare l’intrico di note sullo spartito, usare il mio corpo per liberare la bellezza che da lui sgorgava a fiumi (aveva solo 39 anni…
In quella citazione tanto inflazionata, Oscar Wilde diceva: «La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita». Cent’anni dopo il suo paradigma continua a essere sensato: perché dovremmo voler leggere dei drammi che già conosciamo, delle stesse ansie e fatiche che ci affliggono ogni giorno? Leggiamo per immaginare vite che non sono la nostra, meno monotone. Eppure, se negli ultimi anni nelle classifiche finivano i libri che fantasticavano di mondi lontani, oggi vi figurano quelli che parlano del fascino discreto delle vite ordinarie. Uno dei più condivisi sui social nel 2025 è la traduzione inglese di Le perfezioni di Vincenzo Latronico, uscito per Bompiani nel 2022 e finalista all’International Booker Prize. Diventato un piccolo classico anche fuori dall’Italia, il romanzo restituisce quel mondo di immagini scintillanti che…
Intere generazioni sono cresciute con un sogno: quello dell’abito da sera o, come lo chiamiamo oggi, dell’evening dress. Un sogno di femminilità e di status, alimentato da fiabe e passerelle. Cenerentola insegna: per entrare al ballo serve il vestito giusto. Lungo, brillante, decorato. Un grand soir, che sia cucito da topini o creato da fate madrine poco importa, era l’elemento capace di trasformare un’esistenza qualunque in apparizione. Oggi l’incantesimo si incrina. Le occasioni non mancano – cene, teatri, ricevimenti, première, red carpet – ma gli abiti da sogno compaiono sempre meno, nei défilé come nella vita reale. Restano nei negozi delle cerimonie, dei sopravvissuti un po’ kitsch. Le ultime sfilate lo hanno confermato: l’abito da sera ha ceduto il passo a qualcosa di più neutro, flessibile, reinterpretato. La sfilata di…