«Sono più che tipico», dice Lorenzo Musetti, nel suo ottimo inglese, ancorché fortemente accentato. È fine giugno e, mentre ci dirigiamo in auto a Wimbledon, la ventitreenne stella emergente del tennis mondiale ci parla della sua innata italianità. «Ne ho tutti gli aspetti, sia quelli positivi, sia quelli negativi», continua. «Cominciamo con quelli negativi: a volte, quando le cose si surriscaldano, ci surriscaldiamo ancora di più. D’altro canto abbiamo lo stile, l’eleganza, la cultura italiana, tutte cose che portiamo in campo».
Di fatto, in un paio d’anni, Musetti è balzato dal 30° al 6° posto nella classifica mondiale. «È arrivato in finale al Queen’s e, l’anno scorso, in semifinale a Wimbledon, ha vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi e poi ha avuto un’incredibile stagione sulla terra battuta, disputando la…
