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Mentre scrivo l’editoriale di questo numero, dedicato in gran parte alle migliori atlete internazionali che si sfidano ai Giochi olimpici di Parigi e che abbiamo immortalato in un portfolio globale senza precedenti, proprio in Francia si è appena tenuta una grande lezione di democrazia. È stata una ritrovata passione nell’esprimere le proprie idee politiche a invertire il risultato elettorale atteso! Tra i francesi in prima linea c’erano anche tanti atleti, come per esempio i giocatori della Nazionale di calcio che negli stessi giorni erano impegnati agli Europei. Mi ha colpito il fatto che abbiano usato la loro voce per amplificare gli ideali in cui credono, cercando di stare dalla parte giusta della storia. Lo sport, come la moda, è un megafono molto potente e sarebbe bello vedere prese di posizione…
MARTIN PARR Fotografo documentarista tra i più noti della sua generazione, è autore di oltre 100 libri e ha curato due festival di fotografia: quello di Arles, nel 2004, e la Biennale di Brighton, nel 2010. Membro dell’agenzia Magnum dal 1994, ne è stato presidente dal 2013 al 2017. Inoltre, è visiting professor di fotografia all’Università dell’Ulster. Le sue opere sono esposte presso prestigiose istituzioni come la Tate Gallery di Londra, il Musée Pompidou di Parigi e il Museum of Modern Art di New York. Jeanie Annan-Lewin Stylist, fashion editor e consulente basata a Londra, dal 2021 è la creative director di Perfect Magazine. Il suo lavoro spazia dall’editoria alla pubblicità, passando per le passerelle. Ha collaborato con testate come Interview e Self Service e brand come Nike e Mulberry.…
In Stampede, il nuovo album di duetti di Orville Peck in uscita il 2 agosto, c’è un brano che s’intitola Rhinestone Cowboy, ovvero “cowboy di strass”. E non a caso: l’artista sudafricano ha costruito il suo successo sull’immagine del cowboy queer e glitterato, «anche se a volte mi sento un cowboy di diamanti. Per citare Dolly Parton, “è sempre difficile essere un diamante in un mondo di strass”», ci dice scherzando da Los Angeles. Cresciuto tra Canada e Stati Uniti, è il primo artista country dichiaratamente queer ad aver ottenuto un contratto con una major musicale. Da anni sta compiendo una parabola insolita ed eccezionale in un genere storicamente machista e conservatore. Del resto, in un momento in cui artisti mainstream come Beyoncé e Post Malone si riappropriano di questo…
BUON COMPLEANNO VOGUE ITALIA La prima cosa che vedo, quando si aprono le porte dell’ascensore sull’atrio privato dell’appartamento, sono quattro dinamici scatti di una giovane Linda Evangelista rigorosamente in black&white. Coefficiente di glamour: mille. La seconda cosa è Uma. No, non si tratta della Thurman, ma della scatenata bassotta a pelo ruvido di una delle coppie più belle e solide del mondo della moda: Max Vadukul, fotografo, e Nicoletta Santoro, fashion editor e direttrice creativa che ha iniziato la sua carriera nel nostro magazine, durante i primi anni Ottanta. «Scusate il terribile ritardo», premetto quando appare lei – donna precisissima, minuta, un po’ spazientita nel suo outfit Prada – accanto al marito alto e sottile, avvolto da un camicione di Yohji Yamamoto bianco e nero, i colori che predilige. E…
INCONTRI Nel 2019 la National Portrait Gallery di Londra gli ha dedicato una mostra intitolata Only Humans, semplicemente umani. Il riferimento era al suo soggetto prediletto, le persone, che ha sempre ritratto con umorismo, in maniera per lo più benevola, ma senza celarne la vulnerabilità. Osservando le sue fotografie non si può che provare una profonda tenerezza per la fallibilità che contraddistingue il nostro destino terreno. Di chi stiamo parlando? Ovviamente di Martin Parr, fotografo dallo stile inconfondibile, tra i più copiati al mondo, dal 1994 membro dell’agenzia Magnum Photos (di cui è stato anche presidente tra il 2013 e il 2017). Settantaduenne, nato nel Surrey, a sud di Londra, dagli anni Settanta indaga l’identità britannica e le contraddizioni dell’uomo occidentale contemporaneo attraverso un approccio innovativo alla fotografia documentaria, che…
Roma, 1960, Giochi olimpici. Una Topolino percorre la gloriosa “via Olimpica” piena di luci in festa. A bordo ci sono due genitori, Giorgio e Amalia. Sul sedile posteriore la figlia. Elisabetta ha tre anni ed è visibilmente felice: l’entusiasmo febbrile per lo sport che si respira nella capitale la travolge. Anzi, la sconvolge. Meno di un anno dopo, quella bambina vivacissima, incontenibile, nuota libera nella piscina pensile del Foro Italico. Una bracciata dopo l’altra si fa strada. Rana, stile libero. Fatica, caparbietà: metro dopo metro cerca il miglior tempo sul cronometro. Dopo quindici anni, la via Olimpica la percorre insieme ad altri atleti: nel 1976 è a Montréal con la squadra italiana di nuoto. Quell’anno sarà per lei una svolta, l’inizio di un cammino che la vedrà conoscere da vicino…