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“Who’s that girl?” è Madonna nell’87, è TikTok che incoraggia le ragazze a essere “that girl”, ma per me è soprattutto la domanda più frequente che sento all’uscita di ogni sfilata. Chiamatelo voyeurismo tra colleghi e colleghe, ma l’interrogativo cade a pennello per la nostra copertina, la prima di “Vogue” per l’emergente modella australiana Angelina Kendall. Quando l’ho conosciuta sul set di questa storia, mi hanno colpito la sua affabilità e sicurezza. Il mestiere le viene naturale. Ripercorrendo poi la storia delle “Fab 4”, Linda, Christy, Cindy e Naomi, di quando fecero il loro ingresso nel fashion system negli anni 90, ritrovo in questa giovane donna la loro stessa naturalezza. Quell’epoca non l’ho vissuta ma posso immaginarla e intuirne le regole. Una cosa è certa: l’eccitazione per la novità…
Carlijn Jacobs Carlijn Jacobs è una fotografa e regista. Nata nei Paesi Bassi, ha studiato fotografia all’Accademia Willem de Kooning di Rotterdam, dove si è fatta presto notare per l’approccio critico alla cultura di massa. Oggi vive a Parigi. Fondamentale, nel suo lavoro, è il metodico allestimento del set, al fine di ottenere risultati sorprendenti, che non devono mai essere convenzionali. Alessandro Furchino Capria Alessandro Furchino Capria ha studiato Industrial design ma si è avvicinato molto presto alla fotografia. Il suo metodo si avvale di uno studio attento della composizione e della luce. La sua pratica artistica, pur caratterizzata da un visibile interesse per l’equilibrio delle proporzioni e la pulizia dell’immagine, è estranea a ogni forma di manipolazione. Le sue fotografie sono il risultato di due forze magnetiche e divergenti:…
Ventun anni e un cv da attrice breve ma anche ingombrante, con quel ruolo in Il Padrino-Parte III, voluta da papà (e regista) Francis. Fu subito cover, per Sofia Coppola. Era il numero di dicembre del 1992, scattata da Steven Meisel. Oggi l’avrebbero chiamata nepo baby, forse l’avranno fatto anche allora. Eppure quella foto, con lo sguardo languido, i capelli lunghissimi e il rossetto scarlatto, contribuì alla costruzione di un’icona. Coppola, infatti, fu tra le pochissime non modelle a comparire sulla copertina di una rivista di moda in un’epoca in cui a parlare erano i vestiti più dei volti. Divenne il simbolo di una certa idea di giovinezza, alla libera ricerca e scoperta delle arti e del talento. Lo stile c’era, ma era secondario. ‹‹Spero di laurearmi presto in Belle…
Vestire un corpo è un atto politico. Perché un capo gender fluid, una soluzione adaptive o una taglia plus possono sancire il diritto all’espressione di un’identità fisica che può essere resa poco visibile, ma mai negata. Anche permettere che un corpo – soprattutto quello delle donne – si mostri, può svelare l’indole politica della moda. Perché «la moda fa delle dichiarazioni attraverso gli abiti con cui riveste o spoglia i corpi», come precisa Maria Luisa Frisa, autrice insieme a Chiara Tagliaferri di Sailor. Anatomia del corpo attraverso la moda, il primo podcast di Storielibere in collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana. Sailor – come la marinière che tanto ha popolato l’immaginario della moda da Coco Chanel a Jean Paul Gaultier via Querelle de Brest, ma anche come Sailor Moon…
VERDE E DINTORNI Chi si è imbattuto negli ultimi mesi nell’ascolto di Flora, il podcast di Flowe, prodotto da Will Media, che racconta il mondo attraverso le piante, sarà rimasto colpito dal tono di voce carico di energia di Benedetta Gori, l’etnobotanica che lo firma con Mattia Battagion. Incontrandola, sin dal primo sorriso la percezione è che, per lei, l’entusiasmo sia uno state of mind che riflette la sua passione per la divulgazione scientifica: «La comunicazione della scienza è fondamentale quanto la scienza stessa, la sfida è cambiare la mentalità delle persone», spiega. «E il podcast è il veicolo ideale per l’approfondimento. La voce è uno strumento forte, trasmette l’entusiasmo e rende contagiosa la curiosità verso il nuovo. In fondo, ci prendiamo cura solo di ciò che ci interessa, ecco…
L’UOMO VOGUE Me lo aspettavo così e così l’ho trovato: alto, anzi altissimo. E poi, senza dubbio, disponibile. Nonostante gli abbiano chiesto di tutto, Marracash a questo tutto ha sempre, puntualmente, risposto. Perché «la gentilezza è un valore», ammette, «e perché ci vuole quel tanto di spregiudicatezza che ha preso il posto della sregolatezza. La società premia i folli, gli audaci e i narcisisti. Il genio fa rima con il successo, il successo con la spregiudicatezza». Una parola che, vocabolario alla mano, ha molto a che fare con l’indipendenza e un certo grado di ostentazione. Insomma con il Marrageddon. Ovvero, per chi non lo sapesse, l’attesissimo e “omonimo” festival di musica rap in programma il 23 e il 30 settembre, rispettivamente a Milano e Napoli. «L’idea è nata senza alcun…