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Questo mese la nostra storia di copertina narra di una nuova alleanza, quella tra l’intelligenza artificiale e la creatività. Questo legame permette di superare i limiti dell’immaginazione, di andare oltre i sogni più sfrenati. Un esperimento in cui abbiamo incontrato non poche criticità, lavorando a otto mani con l’AI e suggerendole “prompt” precisi per realizzare tutti gli sfondi delle immagini, secondo la visione della fotografa Carlijn Jacobs. Il racconto di come è andata lo trovate a pagina 140, nella conversazione – raccolta da Michele Fossi – tra la stessa Carlijn, lo stylist Imruh Asha e l’AI artist Chad Nelson. Anche Bella Hadid, la nostra cover star, ha preso parte al processo, aggiungendo alcune sue ispirazioni del momento: dee e regine della galassia, illustrazioni di tarocchi e ali di farfalla. Se…
Gabriel Moses Gabriel Moses è un fotografo e regista londinese. Ha iniziato realizzando video per YouTube, finché Nike non gli ha commissionato il suo primo lavoro da regista, a soli 18 anni. Oggi 24enne, vanta numerose collaborazioni con marchi del calibro di Adidas, Burberry, Zara, Off-White e Mercedes-Benz. È stato il più giovane fotografo a scattare una copertina per la rivista Dazed. Ha inoltre lavorato con star della musica come Pharrell Williams e A$AP Rocky. La sua prima personale, Regina, è stata inaugurata di recente a Londra presso i 180 Studios. ROBBIE SPENCER Robbie Spencer è uno stylist e consulente londinese. Già direttore creativo di Dazed e ora fashion editor at large di AnOther, ha collaborato con marchi come Simone Rocha, Y/Project e Craig Green, diventando uno fra i più…
Srivere di Ryuichi Sakamoto è come scrivere di un moderno samurai. Nato 71 anni fa a Nakano, quartiere nascosto e magico di Tokyo, Sakamoto era un fiore raro. E vorrei parlarne al presente perché un personaggio così non ha tempo, non muore mai, la sua opera musicale rimarrà patrimonio dell’umanità nei secoli, come Mozart. La sua estrema raffinatezza stilistica unita alla ricerca matematica e scientifica del suono, lo consacra infatti come uno dei 5 più rilevanti compositori del ’900. «Il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse la vita a cercarne uno, non sarebbe una vita sprecata» (cit. L’ultimo samurai). Io l’ho conosciuto e incontrato alcune volte, e posso dire che mi ha colpito la sua umiltà, la sua gentilezza, il suo sguardo acuto, il silenzio, la sobrietà…
Da quando l’Intelligenza Artificiale ha cominciato a mostrarci la nuova faccia del futuro, guardarsi allo specchio non è più la stessa cosa. Nella cover di Vogue Italia di settembre 2012 intitolata Multifaceted Women (e nel servizio di copertina Face the Future), il fotografo Steven Meisel descrive l’uso ossessivo della chirurgia plastica per controllare i segni del tempo, immortalando il volto di Carolyn Murphy che si perde in quello di una maschera – simbolo dell’uniformità a cui si va incontro con i continui ritocchi estetici. A 11 anni di distanza, siamo ancora immersi in quel futuro distopico che il fotografo rappresenta. Perché oggi parlare di bellezza e intelligenza artificiale significa proprio questo: perdere i confini tra reale e ideale, contemplando una nuova forma, non ancora definita. Ogni confine viene a poco…
TECH CLUB Mentre in Europa si reclamizzano abiti e creme di bellezza, in Silicon Valley, il cuore hi-tech della California e del mondo intero, la pubblicità magnifica ben altri prodotti, decisamente meno tangibili: software avanzati per computer o soluzioni futuristiche per manipolare il Dna. Nelle ultime settimane, l’ossessione principale, sbandierata anche sui cartelloni alle fermate degli autobus di San Francisco, coincide con la più recente tentazione di massa: le intelligenze artificiali prodigiose, in grado di aiutare sul lavoro e nella vita quotidiana. Di più: agli eventi pubblici, affollatissimi di aziende e di nerd, viene mostrato come software sapientoni siano capaci di scrivere, a nostra firma, e-mail credibili, dare consigli su qualunque tema, supportare il lavoro dei creativi, e a volte soppiantarlo. Il futuro sembra essere qui. L’AI, insomma, non è…
Ci terrorizza l’idea che le intelligenze artificiali possano sostituirci, così viviamo in qualche modo nella speranza che ci sia almeno un’attività umana che proprio non siano in grado di replicare. Sanno cucinare, guidare, fare musica, produrre immagini e testi, trovare oggetti e persone scomparse. Se c’è una manifestazione dell’irriproducibilità della sensibilità umana, sta nella poesia. Una macchina può scrivere poesie? È quello che si è chiesto Gabriele Moschin, direttore creativo dell’agenzia di branding strategico Signor*studio, quando l’11 marzo scorso ha letto che nel futuro sarebbe stato possibile chiedere a Chat GPT di scrivere dei libri. Detto, fatto: ne ha commissionato uno di poesie, che hanno poi concluso insieme il giorno successivo. Cinque giorni dopo era già acquistabile su Amazon. Il risultato si chiama Poesie dalla Macchina Pensante, titolo scelto da…