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La notte. Come luogo mentale e fisico che, secondo noi, racchiude contrasti, dicotomie, visioni opposte. E a proposito di visioni opposte, abbiamo voluto Rosalía come protagonista di una cover story che, per la prima volta, si sdoppia in due copertine differenti: quella di Vogue Italia e quella di Vogue Spagna. Due storie (e due relativi outfit, uno di Prada e uno di Miu Miu) che esprimono i diversi volti di Rosalía, star spagnola detentrice di otto Latin Grammy, due MTV Video Music Awards e un Grammy Award e che posa per le due edizioni europee di Vogue immortalata da Harley Weir. Lei, proprio come in “Motomami”, l’album che l’ha resa famosa in tutto il mondo e che si divide in due parti, una divineggiante e una personale, è una donna…
Harley Weir Lo stile di Harley Weir è sinonimo di un modo di vedere empatico e autentico, che sovverte costantemente le aspettative dell’osservatore, non di rado cercando di sensibilizzarlo in merito a questioni sociali e ambientali. Autrice di cinque libri, la fotografa britannica ha pubblicato i suoi lavori su riviste quali Vogue, Vogue Italia, British Vogue, L’Uomo Vogue, W, Dazed, T e i-D, oltre ad aver collaborato con brand come Balenciaga, Gucci, Versace, Salvatore Ferragamo e Dior. Alcune sue opere, inoltre, sono state incluse nella collezione permanente del Fotografiemuseum (FOAM) di Amsterdam. DARIO CATELLANI Di origine italiana, Dario Catellani si è accostato alla fotografia in veste di autodidatta. Dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria civile, ha lavorato con l’artista concettuale Claudio Parmiggiani, trasferendosi quindi a New York. Da allora,…
«Non so se piangere urlare o ridere», dice Taylor Russell la prima volta che incontra, e riconosce, Timothée Chalamet. Perché in amore funziona così, e Bones and All è una storia d’amore cannibale – tenera e terribile allo stesso tempo – fra due persone che non possono smettere di essere quello che sono. E forse l’amore libererà chi è marchiato dal sangue e pensa che o mangia, o si ammazza, o diventa come chi lo ha dannato. Mentre vedevo Bones and All, il film di Luca Guadagnino, ho pensato che ritrovare nello sguardo dell’altro la parte che ci mancava può aiutarci a “diventare vivi” fino a quando non lo saremo più. Così, chiacchierando con Luca, siamo scesi nel profondo della notte per (forse) uscirne sulle note di una canzone delle…
l modello di business del fast fashion porta ad acquistare molti vestiti economici, per poi scartarli rapidamente. Le conseguenze, in termini di inquinamento e consumo delle risorse, sono sempre meno sostenibili, così il Commissario Europeo Virginijus Sinkevičius si dedica all’ambiente e diventa, a 28 anni, il più giovane Eurocommissario di sempre. La missione è trasformare un intero settore e il comportamento dei consumatori entro il 2030, un lasso di tempo breve per un progetto così ambizioso. In che modo l’Europa intende favorire mercati più “puliti”? Con la nuova strategia per prodotti tessili sostenibili e circolari cercheremo di rendere l’intero settore più green incoraggiando il recycle, aiutando le persone ad allontanarsi dal fast fashion, e introducendo un percorso di transizione tessile, destinato a tutti i protagonisti del settore – dalle imprese…
Bettina Pittaluga THE NEXT GREAT FASHION IMAGE MAKERS Bettina Pittaluga ritrae una donna che, divenendo fashion designer, è riuscita a realizzare il proprio sogno. «Da quando ha iniziato a fare la modella quattro anni fa, Maty Ndiaye, nata in Senegal e residente a Parigi, ha fatto faville, scattando con fotografi come Paolo Roversi e Koto Bolofo. Ma la sua silhouette elegante e il suo sorriso raggiante non si vedono nel suo ultimo lavoro per Dohrek. Questo perché è la fondatrice e la designer di questo nuovo marchio di abbigliamento femminile». Sasha Chaika THE NEXT GREAT FASHION IMAGE MAKERS «Il mio lavoro Epiphany: Presence Mechanic riflette la vita in una forma super raccolta e concentrata» racconta l’autore di base a Tbilisi. «L’azione nella foto occupa l’intero spazio fisico ed emotivo, attraverso…
Secondo il filosofo Ludwig Wittgenstein, «i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo». Perciò vale l’inverso: quando un concetto è talmente radicato da imporsi nel lessico comune, da produrre un neologismo, vuol dire che ha assunto la frequenza di un’abitudine. Si è guadagnato una dignità per accumulazione, una legittimità per sovrabbondante reiterazione. È il caso della nightography, crasi di tempo e di modo, termine che raggruppa e definisce gli scatti realizzati nelle tenebre. Atomi di buio rivitalizzati, con qualche artificio, dall’aedo contemporaneo per eccellenza: il telefonino. Che digerisce le ombre e le illumina di profondità, senza esigere nessuna competenza tecnica da parte di chi lo impugna. È il riflesso di un bisogno contemporaneo, con molti nessi col mondo della moda, dello stile, dell’espressione di sé: «Fotografare la…