LIVE. Il racconto del presente. MODE. Il radar dello stile. GQ ti suggerisce ogni mese dei look possibili con il suo inconfondibile gusto. AFTER HOURS. L 'album delle passioni maschili. Pagina dopo pagina, troverai tutto ciò che ti prende di più.
NON CREDO ci fosse già stato l’Undici settembre, però il G8 di Genova, quello dove i cosiddetti “giovani” decisero di ribellarsi verso quella che allora si chiamava globalizzazione, forse sì. O sarebbe successo tutto di lì a poco. La lotta al potere delle multinazionali e l’amore per l’America, insieme. Fa sorridere ora, lo so, però pensandoci bene, in quei mesi non sbocciavano solo le mie contraddizioni e quelle di un paio di generazioni, ma iniziava in qualche modo la fine di quella certezza che aveva contraddistinto i due decenni precedenti, e cioè che la storia tumultuosa e drammatica dei primi 80 anni del ’900 fosse definitivamente alle nostre spalle e che le cose sarebbero andate sempre meglio. Altroché. Di lì in poi, e mi scuso davvero per l’approssimazione, possiamo sommariamente…
MOUS LAMRABAT Fotografo marocchino, fonde le proprie origini nordafricane con la moda contemporanea e indaga il simbolismo culturale attraverso immagini di grande impatto. Suoi i ritratti ad Hakimi per GQ 25 (pag. 116) LISA LAPAUW Storica collaboratrice di Lamrabat in qualità di stylist, completa la sua audace prospettiva simbolica con uno stile attento ai dettagli e al potere della moda di farsi racconto (pag. 116) BEN PARKS Fotografo con base a Londra, è famoso per lo stile intimo, rilassato, autentico e immediato dei suoi scatti. Qui firma il servizio con Saul Nanni (pag. 102) FRANCESCA CEFIS CASOLI Brand consultant e stylist di alto profilo, esplora identità e carattere tramite il linguaggio dell’arte e della moda (pag. 102)…
CHANGE IS GOOD è il nome del manifesto valoriale in cui GQ ha deciso di riconoscersi. Crediamo nel cambiamento, lo raccontiamo e, quando riusciamo, cerchiamo di favorirlo e promuoverlo. Per questo numero speciale abbiamo deciso di declinare i benefici del cambiamento in tre filoni. Il primo è dedicato a come sta cambiando e perché questo giornale. Il secondo è dedicato a quello che secondo noi è uno dei grandi temi di quest’epoca ed è strettamente connesso col racconto delle nuove generazioni che facciamo in queste pagine: rimettere al centro la cura di se stessi, sia fisica che mentale. Perché, sembra banale ripeterlo, meglio conosciamo noi stessi, pregi, difetti, talenti, punti deboli, e più cose facciamo per ricercare il benessere a tutti i livelli, meglio stiamo con gli altri. Gli altri,…
CINQUE ANNI FA non lavoravo per GQ, di cui ho adesso pro tempore l’onore di dirigere l’edizione italiana, però mi ricordo molto bene di una sua copertina dell’epoca. Era il GQ americano, il primo di sempre e il più rilevante storicamente, e sotto la testata faceva bella vista Pharrell Williams, la star più multidisciplinare della nostra epoca, con una lunga mantella gialla a coprirgli il corpo e uno strillo che diceva: “The New Masculinity Issue”, ovvero il numero dedicato a una nuova mascolinità. Era tutto molto diverso rispetto all’idea che molti di noi avevano del magazine, e cioè la più autorevole rivista del mondo dedicata alle passioni maschili, eppure mi sembrava tutto così in sintonia rispetto ai tempi che stavamo vivendo. Mi ricordo di aver pensato « wow, voglio capire…
IoPERCHÉ CAMBIARE FA BENE STARE BENE CON NOI STESSI, e non vergognarsi di condividere quando la ricerca di questo benessere si fa complicata, è forse una delle novità più belle di questi ultimi anni. La salute mentale, ma anche il benessere fisico, sono diventati argomenti di dibattito aperto. Finalmente. E questo lo dobbiamo in parte a una sensibilità nuova che la cosiddetta Gen Z ha riportato alla ribalta. Una generazione che non ha remore nell’esporsi anche quando si tratta di amare e di fare sesso, per esempio, come ci racconta più avanti Livio Ricciardi. E poi c’è il serio tema della salute mentale, del trovarsi a proprio agio o meno, per esempio, in contesti molto competitivi. Abbiamo declinato il tema in un ambito a noi caro, la moda, chiedendo a…
«GENERAZIONE di depravati» è una definizione della Gen Z che suona bene sia durante le cene di Natale, detta da qualche zio ultra cinquantenne, sia come commento su Facebook sotto a un qualsiasi post, notizia o titolo clickbait che faccia riferimento ad azioni, dichiarazioni o bizzarrie di qualche giovanotto. Siamo strani, un po’ insoliti e soprattutto nati in un contesto sociale, storico e culturale completamente immerso in una catarsi esistenziale, tecnologica, sessuale e affettiva. Dimentichiamo anche di aver vissuto una pandemia intorno ai vent’anni, che si è sposata bene con una maggiore predisposizione all’ansia già presente, incentivata dalla frenesia della società e da una cognizione poco nitida del futuro. QUANDO GUARDIAMO sotto i nostri occhi, troviamo immagini, numeri e video che ci condizionano il sistema dopaminergico, se invece si alza…