Non ci vuole molto a immaginare la scena, anche se doveva essere fantascienza horror, e non il tempo che abitiamo. Un giorno ti mandano uno screenshot e ci sei tu, il tuo nome accanto a un corpo che non è il tuo, oppure è il tuo, ma era una foto destinata ad altro, a restare privata. Foto usate per i comodi erotici altrui, o ricreate con l’AI, finite su Phica: un sito che raccoglieva e diffondeva immagini intime senza consenso, in mezzo a commenti da barbari e ironie oscene del branco. È accaduto a centinaia di donne: studentesse, attrici, commesse, politiche, influencer. Archiviate come corpi pubblici, nome e cognome, in un all you can eat. È il passaggio da persona ignara a “materiale”: da quel punto in poi, sei di…