Sarà forse l’illusione di frequenza, quel fenomeno cognitivo secondo cui noti più spesso qualcosa a cui hai fatto caso una prima volta, ma da quando Michela Murgia ha raccontato di avere una famiglia queer, sembra che se ne parli ovunque. Non che il concetto lo abbia inventato lei, ma lo ha, in un certo senso, reso normale. Che cos’è una queer family oggi lo spiega perfettamente sul suo profilo Instagram. Parte dalla «parola più queer che esista in sardo» ovvero “sa sposa/su sposu”, che significa “fidanzata/fidanzato” e nell’uso comune viene piegata per riferirsi a un’elezione affettiva e non a un ruolo, può essere indirizzata a madri, padri, figli, nonni, amici, a qualcuno che amiamo al pari di un famigliare. Uno sposo contiene una promessa, non un obbligo. Racconta Murgia che…
