Guardo le fotografie dei megayacht sequestrati agli oligarchi russi e provo un insieme di sensazioni contrastanti. Ciascuna si sovrappone a quell’incredulità di fondo che, se scavo nella mia memoria limitandomi a questo strano millennio, farei nascere con gli attacchi alle torri gemelle ma che so essersi nutrita, nel corso del tempo, di diversi altri avvenimenti epocali. Resta il fatto che quelle barche sono diventate per l’ennesima volta simboli di verità nascoste, fonti di sospetto, testimoni – se non addirittura protagoniste – di un mondo di mezzo talmente irraggiungibile da poter essere soltanto immaginato. D’altra parte, sebbene non fosse certamente agli yacht che pensava, Carl Gustav Jung spiegava che il simbolo è portatore di un contenuto che non può essere espresso in altro modo. Da qui, l’alto rischio della banalizzazione, cioè…
