Verrebbe, per prima cosa, da chiedersi come. Come sia possibile, cioè, una collisione tra unità mercantili, a 14 miglia da Capo Corso, in pieno giorno, con visibilità ottimale e mare piatto. Invece la cronaca ci dice che può accadere che una motonave tunisina colpisca in pieno una portacontainer cipriota, causando lo sversamento in mare di una chiazza di carburante - “fuel oil”, il combustibile navale che contiene elevati quantitativi di sostanze tossiche e cancerogene come Idrocarburi Policiclici Aromatici - ampia oltre 20 chilometri. Che poi, ovviamente, si è rapidamente estesa verso Costa Azzurra e Liguria, lambendo imperiese e savonese e arrivando a interessare, secondo Greenpeace, un’area di circa 100 chilometri quadrati. La stessa associazione ambientalista dichiara di augurarsi “che questo ennesimo incidente non si riveli l’ennesimo disastro ambientale prevedibile”. E…
