«Le nostre figlie hanno capito che in quella vetrina planetaria che è la rete, per farsi notare è meglio essere un tipo che belle» La bellezza non è più femminile singolare, come abbiamo sempre pensato noi, generazione analogica cresciuta con le bagnine di Baywatch e le le top Anni 90. Noi figlie sfortunate di un’estetica omologata e un po’ ogm, che voleva tutte le bocche grandi e carnose, tutti i seni tondi e sodi, tutte le facce lisce e tirate, le gambe skinny, i capelli no frizzy. È con questi prototipi che siamo diventate adulte, maturando inadeguatezze e dissipando quattrini in pillole anti-fame, impacchi alla cheratina e punturine. Convinte che l’avvenenza non fosse un dono di natura come tanti - l’intelligenza emotiva, l’estro matematico, l’attitudine al ballo, la predisposizione allo…
