Ottant’anni fa il Gran consiglio del fascismo e un insolitamente risoluto Vittorio Emanuele III sancivano l’uscita di scena di Mussolini. Il consenso era finito, l’alleanza con i tedeschi quasi, la guerra invece no, stava anzi per entrare in casa più terribile che mai. L’Italia che, finalmente libera, nel 1945 dovette decidere cosa fare di Mussolini non ci pensò su troppo: ucciderlo, subito. Niente processi, niente interrogatori, niente dilazioni. Fu forse questa fretta, questa rapidissima chiusura del cerchio attorno al duce che alimentò da quel momento a oggi un’infinita serie di verità alternative sulle ultime ore del dittatore. Chi sparò veramente? Cosa disse Mussolini prima di morire? Che cosa c’era scritto nei suoi preziosi diari, spariti nel nulla? L’uccisione di Claretta Petacci fu un incidente di percorso? Davanti al luogo dell’esecuzione…