“Stai fresco!”, “Sono solo quisquilie”. Anche nelle espressioni più colloquiali c’è la mano di Dante, il Sommo Poeta considerato fra i padri della nostra lingua. Prese il dialetto toscofiorentino, lo adottò per comporre la sua Commedia e fece una rivoluzione. Nell’anno in cui l’Italia (il Bel Paese, avrebbe detto lui) celebra il 700esimo anniversario della sua morte, anche noi vogliamo ricordarlo, per calarci negli anni in cui visse e scoprire un Medioevo irrequieto e fazioso di cui ancora oggi conserviamo le tracce. E poi per conoscere l’aspetto più intimo e umano di questo mostro sacro, col suo fardello di amarezze e umiliazioni: non ultima, quella di essere costretto a girovagare di corte in corte in cerca di ospitalità, lontano dalla sua Firenze. L’esilio fu il prezzo che pagò per avere…