I“vizi capitali”, non sono nati insieme al cristianesimo, ma si sono affacciati sulla scena già dal IV secolo, quando il monaco greco Evagrio Pontico ne stilò un primo ordinamento che comprendeva non sette, ma otto voci, poiché tra i peccati trovava spazio anche la “tristezza”. Il classico elenco settenario, che dispone i vizi in ordine gerarchico, fu invece codificato sotto il pontificato di Gregorio Magno (590-604) ed è quello tuttora noto: superbia, avarizia, lussuria, ira, invidia, accidia e gola.
Triade infernale. Secondo la Chiesa, nessun mortale è esente da tali vizi, definiti “capitali” perché stanno a “capo”, cioè all’origine di molti altri peccati. Ma quali sono i più insidiosi? Basta un breve sguardo sulla Storia e ci si accorge di come “sesso, soldi e potere” siano spesso andati di pari…