“Tu quoque, Brute, fili mi”: è passata alla Storia, questa frase, ma di certo Cesare non la pronunciò in punto di morte. Fu infatti un’invenzione di epoca rinascimentale, che, nella forma più breve “Et tu, Brute?”, compare anche nel Giulio Cesare di William Shakespeare. Ma allora che cosa disse davvero il dictator, nei suoi ultimi istanti di vita?
Solo un lamento. Secondo alcuni storici antichi, spirò con un gemito, senza profferire parola. Se invece parlò, come sostengono altri, è probabile che lo fece in greco (la lingua dell’élite romana). Lo riporta, pur non credendoci, il biografo romano Svetonio: dopo essere stato colpito da Bruto, afferma, Cesare avrebbe esclamato “Kai su, teknón”, cioè “Anche tu, figlio”. E proprio sulla parola “figlio” si sono moltiplicate le congetture moderne: va intesa nel significato…