C’è un errore di distrazione che commettiamo spesso, e spesso senza nemmeno accorgercene. È scordarci di quanto infinito - tantissimo - c’è, nel poco tempo - pochissimo - che abbiamo. Presi dal quotidiano, cadiamo nell’inganno di non pensarci: nel transitare delle nostre vite, molto di noi resta e resterà indelebile, anche oltre la nostre esistenze. A volte è una fotografia di nostra madre scattata quando ancora non eravamo nati (come questa della mia, in riva al mare di Castiglione della Pescaia), o un documentario intimo come quello che Charlotte Gainsbourg dedica alla sua, Jane Birkin (Jane par Charlotte, di cui parliamo in Play) a ricordarcelo: una nostra creazione (un film, uno scritto, una canzone d’amore), o un’intuizione della nostra generazione (un certo modo di vestire, di arredare, di portare i…