Inutile cercare negli elenchi degli egittologi. Il suo nome non c’è. Eppure sulla sua tomba, nel cimitero della Certosa, a Bologna, si legge: “Giuseppe Ferlini, medico, soldato, geografo, archeologo, percorse dal 1815 al 1836 la Grecia, l’Egitto, la Nubia, onde portò in patria il tesoro della maggior piramide di Meroe da lui primamente esplorata. Bologna 1797-1870”. Sotto, una foto dallo sguardo torvo, lunga barba rossiccia, abito e turbante alla turca, in mano una scimitarra. Tutto vero, o quasi. Ferlini un posto nella storia dell’archeologia se lo è ritagliato, ma come cacciatore di tesori più che come archeologo. Portò veramente in Europa l’oro di Meroe, ma radendo al suolo a colpi di dinamite la piramide che lo custodiva.
L’INIZIO DEL VIAGGIO. In una delle tappe di un’esistenza da romanzo, Giuseppe arriva…