Era un trionfo di bacheche, ognuna con la stessa seduttività grafica di una cartella esattoriale e un carisma degno di un verbale della polizia. Imponevano pazienza e perizia: per vederle andare online bisognava riempire campi, compilare sezioni, scrivere brevi biografie senza nemmeno la scorciatoia delle faccine. Era la prima ora dei social network. Oggi è preistoria, anticaglia superata dalla velocità frenetica del voyeurismo di bit, dalle storie con il timer, dai video decisi dall’algoritmo. Allora, rispetto al desiderio di sbirciare e curiosare, prevaleva quello di raccontare. Di raccontarsi.
L’emblema di questa prospettiva, di questo atteggiamento, è stato MySpace, il mio spazio, con quell’aggettivo possessivo dove l’io fa capolino sin da subito. Nasce nel 2003, si afferma in quel decennio come luogo di residenza dell’identità, si legittima come arena per la…