«I supercomputer? Sono gli stupidi più veloci del mondo». Non ha esitazioni nel suo giudizio affettuosamente tranchant Emilio Billi, classe ’72, perugino di nascita ma novarese d’adozione, ingegnere nucleare, una dozzina di brevetti all’attivo, considerato uno dei migliori architetti di sistemi complessi oggi sul mercato. Tanto da essersi aggiudicato nel 2017, nella Silicon Valley, il titolo di «Miglior imprenditore emergente dell’anno», assegnatogli dalla rivista The Technology Headlines .
A tutti gli effetti, Billi è il papà di quelle che lui stesso definisce, con un suggestivo contrasto di opposti, «macchine elastiche»; per noi comuni mortali, «personal supercomputer». Meglio, mostri in scala ridotta, capaci di fare in modo più mirato e a costi accessibili quello che in origine svolgevano pachidermi come Cray, Blue Gene dell’Ibm o i datacenter di Google, appannaggio solo…