Era una giornata calda, estiva, ma l’impetuosa corrente del grande fiume mitigava l’arsura dell’aria. Esmet-Akhom, sacerdote di Iside, osservava lo scorrere del Nilo, maestoso e antico, immutabile, immortale. Il sacerdote girò lo sguardo e contemplò per un’ultima volta la propria opera: il profilo del dio Mandulis e i geroglifici in suo onore, incisi dalla sua stessa mano, per l’eternità. Era il 24 agosto del 394 d.C., e questo testo di Esmet-Akhom, scolpito nel tempio dell’isola di File, è lo scritto in caratteri geroglifici (una scrittura impiegata per ben cinque millenni) più tardo a noi noto. Ancora oggi rimaniamo impressionati dai monumenti faraonici ricoperti di segni che parlano di dei e re. Il potere ha un modo tutto suo d’imporsi. E nell’antichità chi padroneggiava la scrittura deteneva il potere. Chi si…