Quando il Sessantotto arrivò, mandando gambe all’aria ragioni e convinzioni, mettendo a soqquadro l’intera società, io non c’ero. Mancai l’appello per un soffio, essendo nata nel ’69, e non potendo in ogni caso cavalcare, data l’età, la grande onda della contestazione che come una scossa attraversava il mondo – da San Francisco a Praga, dalla Sorbonne alla Statale, passando per Pechino – con un effetto domino di magnitudo 10. Però la rivoluzione era nell’aria, bastava mettere il naso all’insù per sentirne l’odore. Era nel cestino della merenda all’asilo (in forma di tortine 100 per cento olio di palma, ottimo salvavita e salvatempo per mamme indaffarate già predisposte all’autocoscienza), nei gonnelloni delle sorelle maggiori, nelle notizie dei tiggì, nelle canzoni alla radio (Beatles, Doors, Rolling Stones, Bob Dylan, Janis Joplin, Jimi Hendrix:…
