Giulio Regeni doveva essere uno di quei ragazzi che ti entrano nella vita come un colpo di vento: non bussano, non chiedono permesso, spalancano la porta e t’investono. Niente è come prima, dopo il loro passaggio. Muri, cornici, sedie, libri, foto, quaderni, ogni cosa vola via quando irrompono con la forza d’un tornado. A Giulio le stanze con tutte le cosine al loro posto gli stavano strette: le gabbie mentali, le consuetudini, le recinzioni alzate per sentirsi al sicuro, non aveva paura di buttarle all’aria se solo pensava che fossero inutili o sbagliate. Era fatto così, irruente e libero. Raccontano che un giorno, al liceo, aveva lanciato al soffitto la tavola periodica e detto a una prof che il libro era palloso. Non era un secchione, ma se si appassionava…
