ha la faccia nera di pece e un taglio sotto l’occhio, sigillato da una lunga cicatrice.
Sta fermo sul bordo della strada e guarda basso, come un cane randagio abituato a prendere le botte. Dentro quegli occhi c’è come un amo, che se li guardi ci cadi giù, e fa paura perché il fondo è lontanissimo, cadi e basta. Sembrano due laghi immobili. Neri, docili. Così arresi alla violenza della vita, che speri ogni volta di non incrociarli, perché ti fanno domande a cui non vuoi rispondere, ti mettono a disagio.
La prima volta che l’ho incontrato era un sabato mattina davanti al bar. Il sabato è il momento delle brioche calde, del giornale, del cappuccino con la schiuma – non troppo caldo, grazie -, dell’oggi amore che si fa?…
