“Un’istituzione assurda, nociva e preistorica, [...] una grottesca pigiatura di anime e di nervi. Tre martiri, un carnefice, una pazza assoluta, un tiranno. Tutti soffrono, si deprimono, si esauriscono, si incretiniscono”. Con queste parole al vetriolo Filippo Tommaso Marinetti ritraeva la famiglia italiana nel manifesto futurista Contro il matrimonio del 1919. Un pamphlet per denunciare la “quotidiana scuola di paura”, così distante dai discorsi dei benpensanti e dalle placide espressioni dei volti sulle foto di famiglia, eppure così vicina alle cupe atmosfere che, in molti casi – fatte salve felici eccezioni – e in tutti i ceti sociali, si respirarono per lunghi secoli tra le mura domestiche, condizionate da matrimoni senza amore, violenza (impunita), punizioni corporali, angherie e rivalità. Immersi per tutta la vita in gruppi eterogenei di nonni, genitori,…