C’è un motivo per cui Roma, dopo aver subito una serie ininterrotta di sconfitte nell’arco di un biennio, dal Ticino alla Trebbia, dal Trasimeno a Canne, evitò di subirne ancora per altri quindici anni, prima che Scipione assestasse il colpo decisivo ad Annibale in Africa, nella battaglia di Zama. Anzi, di motivi ce ne sono due: Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator, il Temporeggiatore, e Marco Claudio Marcello, rispettivamente, “lo scudo” e “la spada” di Roma.
Meno celebri di Scipione l’Africano, i due condottieri furono tuttavia i veri artefici della salvezza dell’Urbe, che senza la loro instancabile e complementare opera sarebbe naufragata definitivamente, ad “appena” mezzo millennio dalla sua fondazione, sotto i colpi del grande comandante punico. Annibale Barca si era infatti aperto la strada in Italia, rimanendovi per sedici anni…
