Lo storico Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione-museo Vittoriale degli Italiani, ha molto contribuito a rivalutare la figura discussa di D’Annunzio che «non fu fascista», come spiega, ma fornì al fascismo riti e miti. «La liturgia della politica di massa, sperimentata per la prima volta dal Vate, primo e ultimo poeta al comando nella storia dell’umanità», e poi «i discorsi dal balcone, il dialogo con i seguaci-fedeli, il culto per i caduti e le bandiere, il “me ne frego”, l’“a noi!”, le camicie nere e i fez degli arditi, Giovinezza, le marce, le cerimonie di giuramento». In sostanza, un pacchetto completo di simboli e slogan ben confezionati, pronti per chi stava progettando la deriva autoritaria del Paese.
La critica al duce.
Dal suo buen retiro sul Lago di Garda, lo…