I due consoli romani, Emilio Paolo e Terenzio Varrone, credono di avere vita facile contro un nemico numericamente inferiore (84mila contro 50mila) e attaccano. Annibale, allora, schiera il suo esercito mettendo la fanteria, schierata a mezzaluna, con la cavalleria ai lati. I tiratori punici e i numidi privano la fanteria avversaria della protezione della cavalleria sui fianchi: i legionari sono costretti ad avanzare sempre più in profondità da un intenzionale arretramento della fanteria cartaginese, che poi si chiude progressivamente sui loro fianchi ormai scoperti.
Attacco mortale. Convinti di aver sfondato, i Romani non si rendono conto, se non troppo tardi, di essere circondati e perdono, oltre al console Emilio Paolo, dai 45 ai 70mila uomini, oltre a 10mila prigionieri, contro i 6mila caduti cartaginesi.
Forze in campo
L’esercito di Annibale,…
