Si racconta che, una volta presa Mecca (Arabia Saudita) con i suoi 10mila guerrieri musulmani, Maometto, l’ultimo profeta dell’islam, si recò nello spiazzo dove si ergeva maestosa la Kaaba, un enorme santuario a forma di cubo, meta di pellegrinaggi per moltissimi arabi politeisti. Accompagnato dal ritmico Allahu akbar (“Dio è il più grande”), intonato dai suoi fedeli, a dorso di cammella girò per sette volte intorno all’edificio, poi ordinò che gli oltre trecento idoli posti al suo interno venissero distrutti. Neppure Hubal, la più antica e venerata divinità cittadina, venne risparmiata.
Graziò però i cittadini, che 8 anni prima l’avevano perseguitato e costretto a lasciare la sua città natale, e, invece di ridurli in schiavitù, li invitò a rinunciare all’idolatria e a convertirsi all’islam. Infine l’ormai sessantenne profeta, il fitto…