Ferri roventi per le ferite, martelli da maniscalco per i denti guasti, coltellacci da macellaio per un’ernia o un’appendicite. E poi trasfusioni di sangue di pecora, trapanazioni craniche alla ricerca di fantomatiche “pietre della pazzia”, suffumigi rettali contro le infezioni, estenuanti salassi contro qualsiasi cosa. Il tutto, da svegli. L’esistenza di un malato prima del XIX secolo, ma anche per buona parte dell’Ottocento, prima di Pasteur e Koch, prima dell’anestesia e degli antibiotici, sembra incredibile, raccontata oggi. Ferite e malanni spalancavano la porta di una camera degli orrori, e non faceva molta differenza se il paziente era un povero diavolo o una testa coronata: basta leggersi, in questo numero, la descrizione delle terapie alle quali lo staff dei medici di corte sottoponeva Luigi XIV. Povero Re Sole, vien da dire,…
