Meretrix, cispa degli occhi, frittata d’aglio, rubbatore di strade, sozzo guelfo traditore, votacessi e mangiamaccarruna. Tra parolacce, bestemmie e insulti, gli antichi ne avevano di modi per offendersi a vicenda. Questione di fantasia, di lingua lunga e sboccataggine, ma anche di tabù, pregiudizi e classi sociali. E di una innegabile verità: il turpiloquio è vecchio quanto l’uomo. «Nonostante l’opinione di Dante Alighieri, secondo il quale la prima parola pronunciata dall’uomo sarebbe stato il nome di Dio, è probabile che alcuni dei primi suoni emessi dai nostri antenati avessero la forma e la funzione delle nostre attuali “parolacce” e siano nati come reazione istintiva e immediata a un situazione di sorpresa, pericolo o dolore», afferma Romolo Giovanni Capuano, sociologo e autore di vari saggi sull’argomento.
IRRIVERENTI. Quando il linguaggio si fece…