È difficile, in una società che non ti rappresenta, capire di essere queer. Ma lo è ancora di più trovare qualcuna come te. Così, da ragazzina, il modem a 56k al pianterreno di casa segnava con il suo suono agghiacciante la possibilità di capirmi, trovarmi e confrontarmi. Sono andata al liceo negli anni dei blog, di Msn e dei profili su MySpace, quando utilizzare pseudonimi e l’anno di nascita nell’indirizzo e-mail era considerato non solo accettabile, ma normale. È lì, sui forum, dietro un nickname che non potesse far intuire né il mio genere, né il mio orientamento, che ho chattato con le prime ragazze. Se oggi molti influencer e opinion leader sui social media sono donne, persone Poc (People of color), Lgbtqia+, con disabilità e sex worker, nei primi…