La prima voce che sentite nella registrazione è la mia. «Eccoci», dico. Il tono è allegro ma con un groppo in gola. Poi, con enfasi, pronuncio il nome di mio padre: «John James Vlahos». «Egregio», interviene una seconda voce e questa parola – pronunciata come una parodia della pomposità avvocatizia – mi mette a mio agio. Lo speaker è mio papà, seduto di fronte a me in una poltrona rosa nella camera da letto dei miei genitori. Siamo nel maggio del 2016, lui ha 80 anni, io ho in mano un registratore digitale. Vede che non so come andare avanti, mi passa uno schema scritto a mano. Giusto qualche titolo: Storia familiare, Famiglia, Istruzione, Carriera, Extracurricolare. «Pensavi di tuffarti dentro a una di queste categorie?», domando. «Mi tuffo», risponde, «perché…