Il luogo della sepoltura, nei pressi della vecchia Leningrado (ora San Pietroburgo), non è mai stato individuato. E solo un cippo, oggi, ricorda pure il suo tra i nomi dei 509 prigionieri uccisi nella notte dell’8 dicembre 1937 per decisione diretta della trojka speciale dell’Unkvd, il collegio giudicante della polizia segreta sovietica, che, nel verbale della condanna, appose a mano, sottolineata in rosso, la scritta “Fucilare Florenskij Pavel Aleksandrovich!”. Il tritacarne del Grande Terrore, la morsa repressiva imposta all’Unione Sovietica dal dittatore Iosif Stalin per soffocare ogni residua forma (vera, presunta o costruita ad arte) di opposizione al Partito comunista dell’Urss, pose così fine alla vita di padre Pavel Aleksandrovich Florenskij (1882-1937), una delle figure più complesse del Novecento, russo ed europeo.
IL LEONARDO RUSSO. Sacerdote della Chiesa ortodossa, sposato…